I FORTI DELL'ALTOPIANO

Teatro di aspre battaglie durante la Grande Guerra, Asiago e l'Altopiano conservano tra le testimonianze di quel periodo anche le numerose fortificazioni, che in molti casi mantengono in gran parte intatta la loro struttura originaria, e in altri casi sono stati oggetto di restauro.


FORTI ITALIANI

FORTE VERENA - m 2015
Al Forte Verena, posto alla sommità dell'omonimo monte, è attribuito l'onore di aver sparato, alle ore 4 del 24 maggio 1915, il primo colpo di cannone sul fronte italiano. Sicuramente il miglior forte costruito dagli italiani, a prima vista solidamente attaccato alla montagna, ha avuto diversi soprannomi, il più famoso dei quali è "dominatore dell'Altopiano". In effetti chi si reca oggi a visitarlo può rendersi ancora conto della sua importanza come centro di osservazione sulle linee allora nemiche: la piana di Vezzena si stende davanti con tutte le opere difensive austroungariche: il forte Spitz di Vezzena, il forte Verle, il Basson, il forte Luserna. In fondo lo sguardo spazia fino alle dolomiti di Brenta e all'Adamello. Armato con quattro cannoni da 149 A, i suoi tiri, pur disturbati dai venti degli alti spazi aperti, crearono problemi alle truppe imperiali e contribuirono a infliggere gravi danni ai forti austriaci Verle e Spitz Vezzena. Ma ciò durò poco. Il 12 giugno, a soli venti giorni dall'inizio delle ostilità, un proiettile di mortaio da 305, opportunamente messo in campo dagli austriaci per smantellare le opere fisse italiane, riuscì a penetrare nella fortezza e uccise il Cap. Carlo Alberto Trucchetti assieme a 40 uomini. Dopo un'ora dall'accaduto, un ignoto capitano fece riprendere il fuoco dai quattro pezzi, ma, preso ormai sotto il fuoco di batterie ben nascoste, dopo qualche giorno il forte Verena venne disarmato per ordine del Comando Supremo ed utilizzato fino al 1916 come osservatorio. Con l'offensiva austroungarica del maggio 1916 cadde in mano nemica e tale rimase fino alla fine della guerra. Due lapidi oggi ricordano il sacrificio della guarnigione italiana.


FORTE CAMPOLONGO - m 1720
Sorge sul ciglio di una parete dolomitica dalla quale domina la Val d'Astico. Fu costruito dal 1908 al 1912. Le caratteristiche di questa struttura sono simili a quelle del vicino Forte Verena, assieme al quale si caratterizza come una delle più moderne realizzazioni fortificate che il Regno d'Italia fece costruire.
Era armato con 4 cannoni 149/A (acciaio) sotto cupole blindate e 4 in bronzo, fornito di mitragliatrici per la difesa ravvicinata. Completavano l'armamento obici da 280 in batteria nelle vicinanze.
Colpito il 12 giugno 1915, nel luglio 1915 venne praticamente demolito dai tiri degli obici da 305 piazzati al Millegrobe.
Con l'Offensiva di Primavera (Strafexpedition) venne disarmato dei tre cannoni rimasti e abbandonato agli austro-ungarici, che lo occuparono fino al termine del conflitto.


FORTE LISSER - m 1.624
Assieme al dirimpettaio Forte Leone a Cima di Campo, dall'altra parte della Valsugana, era il cardine superiore dello "Sbarramento Brenta-Cismon" che doveva proteggere tutto il settore di confine in Valsugana.
Vale la pena di ricordare che è uno dei forti più moderni realizzati dagli italiani e
forse oggi, il meglio conservato.
Il suo ruolo era di controllare ed operare verso la piana di Marcesina, i cui contrafforti erano in territorio austro-ungarico (Barricata di Grigno) e, con tiro indiretto, gli avamposti nel profondo solco della Valsugana. Era armato con 4 cannoni da 149/A su cupola girevole d'acciaio e con numerose altre armi per la difesa ravvicinata.
Come tutte le fortezze italiane, le parti non direttamente scavate nella roccia erano in calcestruzzo di ghiaia molto grossa e di notevole spessore, ma senza alcuna armatura in ferro. Per la sua costruzione e al suo servizio venne approntata una teleferica che saliva da Primolano, paesotto in Valsugana servito da stazione ferroviaria, che superava il notevole dislivello di circa 1500 metri. I lavori iniziarono nel 1911 per terminare immediatamente prima dello scoppio del conflitto, quando venne armato con i 4 cannoni. Non ebbe nessun ruolo attivo nella guerra, anche se alcune notizie riportate
nei diaristi della Sassari (impegnata sulle Melette di Foza nei primi di giugno 1916) ricordano che si vedevano i cannoni sparare contro le posizioni austriache e anche contro le nostre purtroppo, durante la battaglia di arresto della Strafexpedition.
Allo scoppio del conflitto gli austriaci si ritirarono, lasciando completamente sguarnito, tutto il settore più avanzato della Valsugana posizionandosi verso i laghi di Levico e Caldonazzo, dove vi erano opere corazzate (ottocentesche) per la difesa di Trento. I possibili bersagli si trovarono quindi fuori tiro e, vista la cronica carenza di armamenti, i cannoni vennero smontati e messi su affusti da campagna.
Il forte, fin da subito disarmato (i pezzi da 149 vennero tolti dalle cupole e posizionati all'esterno in batterire semovibili), servì più che altro da deposito e tranquilla caserma di retrovia.
Con la velocissima e furibonda offensiva imperiale del maggio 1916, la Strafexpedition, non si ebbe nemmeno il tempo di organizzare una valida difesa, impensabile un armamento del forte anche perchè irreperibili i pezzi d'artiglieria adatti, fu perciò fatto brillare, nei settori fondamentali, dalla guarnigione in ritirata.
I successivi avvenimenti bellici si spostarono in altri settori (nel Grappa e a sud di Asiago) e su tutta la linea fortificata dello sbarramento della Valsugana (come per tutte le altre fortezze) calò il più profondo oblio.


FORTE INTERROTTO m 1392
Sorge in una bellissima posizione, poco sotto l'omonima sommità, e domina l'intera conca centrale dell'Altopiano dei Sette Comuni.
È una costruzione che somiglia più ad una robusta caserma in pietrame che ad un forte, non avendo i requisiti tecnici tipici delle altre opere fortificate.
Tuttavia fu utilizzato egregiamente dagli austriaci, che ritiratisi dopo la Strafexpedition su queste posizioni (maggio 1916), lo trasformarono, fino alla fine della guerra, in un ottimo punto di osservazione che controllava tutto l'Altopiano di Asiago.
Per raggiungere il forte da Camporovere (m 1.056) si possono percorrere a piedi i 4 km della strada militare, piuttosto stretta, che porta a quota m 1.392.
Il forte è stato oggetto di un importante intervento di recupero della struttura originaria, grazie al contributo dell'Unione Europea, della Regione Veneto e del Comune di Asiago.

Leggi l'approfondimento sul Forte del Monte Interrotto


FORTE CORBIN - m 1077
Costruito negli anni 1906-1911 era armato con 6 cannoni da 149 mm in acciaio, sistemati in cupole girevoli anch'esse d'acciaio dello spessore di cm 16, ed era difeso da 4 mitragliatrici e da quattro cannoncini da 87 mm in bronzo. Al centro dell'opera principale vi era un osservatorio corazzato. Una trincea bastionata per la difesa ravvicinata lo contornava dalla parte accessibile.
Abbastanza ben conservato, il Forte Corbin, posto a strapiombo su uno sperone roccioso proteso sulla vallata a sbarramento della Valdastico ad una quota di 1077m s.l.m., non ebbe un ruolo primario nell'ambito delle vicende belliche. Serviva infatti più da punto di appoggio arretrato, in cooperazione col sottostante Forte Ratti, ad altre opere fortificate italiane, quali i forti Verena e Campolongo.
Tra la fine di maggio del 1916 ed i primi di giugno le truppe austro-ungariche, comandate dall'ufficiale austriaco Kliemann, occuparono il monte Cengio determinando così l'abbandono del Corbin da parte della guarnigione, per evitare la cattura. Con il ritiro degli austriaci sul versante nord dell'Assa, il 24 giugno 1916, il Forte Corbin dopo la rioccupazione italiana del
giugno 1916 divenne un osservatorio italiano verso l'antistante posizione del
Cimone di Arsiero (in mano nemica).
Il forte può essere visitato nella sua intera struttura che comprende: corpo di guardia, camminamenti, polveriere, alloggi ufficiali, batteria per cannoni, bastione, forno e magazzini, trincee scoperte e coperte.
All'interno del forte c'è un piccolo punto di ristoro con annesso museo.
Il complesso è facilmente raggiungibile percorrendo la strada che, dalla chiesa di Tresché Conca, prosegue per circa 4 km verso il forte.


FORTE CASA RATTI
Casa Ratti non può dirsi propriamente un forte e in effetti già il nome non la qualifica tale. A metà strada tra forte, tagliata, caserma, la sua posizione geografica sulla stretta della Val d'Astico detta "Barcarola" doveva consentirgli di sbarrare il passo ad una eventuale avanzata nemica verso la pianura vicentina, in ciò coadiuvata dal prospiciente e sovrastante forte di Punta Corbin. Armata con tre cannoni da 149G, Casa Ratti non poté assolvere al suo compito durante la Strafexpedition: aggirata alle spalle dagli austriaci, che scesero su Arsiero dalla Val Posina e dal sovrastante Monte Cimone, fu abbandonata dagli italiani e fatta saltare dall'ufficiale austriaco artefice della mina sullo stesso monte Cimone nella ritirata seguita all'offensiva del 1916. Venutasi a trovare sul nuove fronte di guerra, che rimase inalterato fino alla sospirata pace, fu utilizzata come ricovero truppe e ne sono testimoni ancor oggi le numerose gallerie scavate nel 1916 dalla fanteria italiana.



FORTI AUSTRIACI

FORTE BELVEDERE (Werk Gschwent) m 1177
È uno dei complessi fortificati meglio conservati, tipico dell'architettura e della tecnica militari dell'Impero austroungarico. Fu costruito dal 1907 al 1914 con il compito principale di controllare la Val d'Astico che si apre a strapiombo sotto di esso. Il motto di cui si fregiava era "per Trento basto io", a significare che da solo bastava a difendere la città dal pericolo italiano. Attualmente il forte è adibito a Museo ed è visitabile, a pagamento, nei mesi estivi. Si possono percorrere i cunicoli in roccia che scendono o salgono alle cupole, in cui si muovevano a fatica gli artiglieri, agli scudi e agli apprestamenti blindati. Al piano terra si trovano i locali riservati ai servizi come la stazione elettrica e telefonica, la cucina, il deposito dell'acqua, del carburante, delle munizioni e la camera mortuaria. Attraverso una scala si sale ai piani superiori, destinati agli alloggiamenti degli ufficiali e della truppa. Nel forte sono custoditi reperti bellici e materiale documentaristico, lungo i corridoi e in alcuni locali laterali è esposta una ricca mostra fotografica dedicata alla Guerra delle Fortezze.

Armamento: 3 obici da100 mm M.9, 2 da 80 mm, 2 da 60 mm e 22 mitragliatrici.
Proprietà: Comune di Lavarone.
Superficie della zona fortificata: are 1015,74 comprese le 10 postazioni corazzate. Superficie di 40.000 mq.
Accesso: la fortezza si raggiunge partendo da Cappella, frazione di Lavarone. Si percorre la S.P. 216 passando per Longhi e al bivio a sinistra lungo la ex strada militare.


FORTE LUSERNA (Werk Luzern) m 1550
Aveva il compito principale di cooperare con il Forte Verle e con le opere campali di Costalta per sbarrare il passo ad una avanzata verso Monterovere e Lavarone dalla direzione Verena-Campolongo.
Costruito in calcestruzzo armato, come la maggio parte dei Forti austriaci moderni, aveva 4 obici da 10 cm in cupole blindate girevoli, con una quinta cupola, fissa, che ospitava l'osservatorio. L'armamento era completato da cannoni di piccolo calibro e numerose mitragliatrici postati in ben munite posizioni campali e fisse, blindate.
Collegato attraverso una fitta rete di trinceramenti, i più importanti dei quali quelli del Monte Basson e di Millegrobe, ai vicini Forti Verle e Pizzo di Vezzena, il Forte Luserna rischiò di passare alla storia come l'unica fortezza catturata dal nemico. Chiamato dagli austriaci Forte di Cima Campo, è situato sull'omonima cima, all'altezza di 1549 metri, sopra l'abitato di Luserna, caratteristico paesino cimbro sovrastante la Val d'Astico. Era uno dei Forti più muniti dell'intero fronte, ma questo non gli impedì di essere il punto debole della catena. Ferocemente cannoneggiato per giorni e giorni all'inizio delle ostilità ( in 4 giorni fu colpito da circa 5000 colpi di cannone) la sua quasi demolizione indusse (28 Maggio 1915) il comandante ten. Nebesar, previo consiglio di guerra, ad adottare le procedure regolamentari di resa, con in ultimo l'esposizione di lenzuola bianche. La gravità del gesto e la seguente paventata occupazione del Forte, che avrebbe fatto cadere per aggiramento le posizioni austriache sulle Vezzene, costrinsero il laterale Forte Verle ed il retrostante Forte Belvedere a cannoneggiare le posizioni antistanti e il Forte stesso, distruggendo le bandiere bianche e frenando l'incipiente avanzata italiana. Subito dopo, ripristinata la situazione con l'aiuto di volontari, venne destituito e arrestato il comandante e riportata la guarnigione al Forte, che si preparerà a subire il nuovo assalto italiano dell'Ottobre successivo. I 4 obici del Forte furono impiegati, per l'ultima volta, nel Maggio 1916 in appoggio all'offensiva.
A ricordo dei caduti di questa azione, ancora oggi resta una colonna innalzata in quel lontano anno.
Il Forte si presenta al visitatore odierno in pessimo stato, segno della furia distruttrice che gli si scagliò contro (e dell'azione dei recuperanti!) .Peraltro, rimane ancora ben visibile la conchiglia fossile sovrastante la porta d'ingresso, in qualche modo simbolo di riconoscimento fra tutte le fortificazioni austro ungariche.


FORTE BUSA VERLE (Werk Verle) m 1554
Costruito tra il 1907 e il 1914 sorge quasi al confine tra le province di Trento e Vicenza sull' Altopiano di Vezzena tra le malghe Busa Verle e Cima Verle. Insieme ai forti Campo di Luserna e Belvedere di Lavarone, costituiva la cintura difensiva più avanzata sul confine tra l'Impero austro-ungarico e il Regno d'Italia e bloccava la strada per l’Altipiano di Asiago. Pesantemente bombardato nei primi mesi di guerra, dal maggio 1916, con l'inizio della Strafexpedition (Spedizione punitiva) e lo spostamento più a sud-est del fronte, divenne sede di alloggiamenti e punto ottico di collegamento.
Fu smantellato negli anni ' 30 e venduto al Comune di Levico, insieme al forte del Pizzo, per £. 2.600 il 28.12.1933. Si recuperò il ferro e l'acciaio e i suoi materiali furono venduti all'Opera Nazionale per il Mezzogiorno d'Italia. Il forte si allunga in linea unica in quattro salti successivi per adattarsi alle curve di livello del terreno. Ogni salto si sviluppa su un'altezza di due piani. Era dotato di quatto cupole girevoli e cunicoli blindati collegavano i vari settori. Fu sottoposto a pesanti cannoneggiamenti da parte dell'artiglieria italiana e assalito da truppe di fanteria alpina.

Armamento: 4 obici da 100 mm M.9, 2 cannoni da 120 mm M.9, 4 cannoni da 60 mm M.10 nel baluardo frontale, 15 mitragliatrici. Da qui si spararono più di 20.000 proiettili contro le linee italiane.
Proprietà: Comune di Levico Terme.
Superficie della zona fortificata: are 208,58.
Accesso: la fortezza è raggiungibile da Passo Vezzena per la strada che sale verso Cima Vezzena. La strada è percorribile soltanto a piedi.


CIMA VEZZENA (Werk Spitz Verle) m 1908
Per la sua posizione strategica era chiamato l'occhio degli altipiani. Era infatti un forte-osservatorio d'artiglieria. Controllava il versante sud verso Asiago ed il versante nord della Valsugana fino alla tenaglia dei forti di Tenna e delle Benne che chiudevano l'accesso a Trento. Situato sulla sommità del Pizzo di Levico o Cima Vezzena, sul bordo di un precipizio, fu costruito dal 1907 al 1915 armato con artiglieria leggera e mitragliatrici per la propria difesa. Era collegato telefonicamente con Monterovere, sede del Comando Militare. Fin dai primi giorni di guerra fu soggetto a furiosi ed impressionanti bombardamenti. Acquistato dal Comune di Levico nel 1933, attualmente riveste notevole interesse soprattutto per la sua posizione ardita e per il panorama che si gode dalla sua sommità . Sul tetto negli anni '50 la SAT di Levico ha posto una croce metallica, ben visibile anche dalla vallata. È un'opera in calcestruzzo e cemento armato originariamente disposta su tre piani, dotata di cunicoli sotterranei e celle stagne per le munizioni. È circondato da un fossato ricavato nella roccia che disegna un ferro di cavallo sul terreno profondo circa 5 m. e largo fino a 8. Aveva una pinta trapezoidale inserita in una gola artificiale di roccia protetta da fitte fasce di reticolati.

Armamento: 1 cannone da 80 mm M.9 e 5 mitragliatrici.
Proprietà: Comune di Levico Terme.
Superficie della zona fortificata: are 1.002,30.
Accesso: la fortezza è raggiungibile da Passo Vezzena, passando accanto a Forte Busa Verle, e raggiungendo la ex strada militare che sale verso Cima Vezzena. La strada è percorribile soltanto a piedi. Tempo percorrenza 2 ore.
SOMMO ALTO m 1613
In coppia con il forte del Dosso delle Somme, costituiva uno dei punti portanti del sistema degli altipiani.
L'approvvigionamento idrico era garantito da due cisterne da 380 hl. ciascuna; due dinamo con motori ad olio ed accumulatori provvedevano all'energia elettrica, una rete di trincee, reticolati e campi minati circondavano la fortezza.
Disposto su tre piani, era munito di tre cupole girevoli in acciaio, due obici da 10,5 cm, cannoni di piccolo calibro e da 20 postazioni di mitragliatrice.


FORTE CHERLE (Werk S. Sebastian) m 1445
Chiamato dagli austriaci Werk S. Sebastian, costruito dal primo tenente Eugenio Luschisky tra il 1911 ed il 1913, Forte Cherle rappresentava il terzo caposaldo armato dell'altopiano folgaretano.
Era fornito di 6 obici da 10 cm montati su torrette girevoli,
di un osservatorio blindato, di due cannoni da 60 mm e di una serie di postazioni di mitragliatrice.
Sostenne un bombardamento intenso da parte delle artiglierie italiane del Forte Campomolon.



DOSS DEL SOMMO m 1670






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